Il Pranzo di Mosè, cibi e luoghi dell’anima

Ci sono luoghi che prima di una posizione geografica definita sono collocati in illimitati territori dell’anima. Luoghi e spazi temporali che si portano dietro negli anni e a tantissimi km di distanza.

Simonetta Agnello Hornby vive a Londra dal 1972 e, per accorciare le distanze dalla sua terra d’origine, nel suo nuovo libro,  “Il Pranzo di Mosè” (anche un programma di cucina con la stessa autrice e la sorella Chiara, ogni domenica alle 12,20 su Real Time, canale 31 del digitale, 131 e 132 su Sky), ci racconta le sue ricette, quelle che l’hanno accompagnata fin da bambina, insieme alla sorella Chiara e al cugino Silvano, nei loro soggiorni alla Tenuta Mosè, nella campagna di Agrigento – a pochi km dalla Valle dei Templi – ora azienda bio agrituristica, già protagonista nei bestseller della scrittrice.

Una Sicilia raccontata attraverso i pranzi della madre e della nonna nella tenuta di famiglia, di ospiti sempre graditi, di preparazioni con i prodotti della tenuta – tra cui il preziosissimo olio d’oliva – di ricette tramandate senza alcun segreto e con curiosi aneddoti. Una Sicilia rimasta intatta nella gentilezza dei modi, nella calorosa ospitalità, nel rispetto dei suoi prodotti, valorizzati anche quando si tratta di scarti rimaneggiati.

Un libro che traccia non solo le memorie felici dell’autrice, riportandoci a quella che era la vita in una delle masserie ottocentesche che disseminano la Sicilia e la Puglia, ma è una guida al come comportarsi con il cibo e con gli ospiti, oltre che un appassionante ricettario da far venir la voglia di mettersi ai fornelli in compagnia dei propri familiari. Per ritrovare quello spirito di festa e di condivisione, ormai perso. Per ritornare ad esser felici con poco.

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Small… Cucina and More! Piccolo ristorante, grande bontà

credits: Small…Cucina and More!

A pochi km da Lecce, un luogo piccolino (appena 15 tavoli) ma dal grande successo.
Small…Cucina and More! è il nome del locale situato a San Cesario di Lecce e Antonio Fragola quello dello chef, nonché gestore, che ci racconta quali sono le specialità, scelte da un menù di cucina mediterranea, tutta preparata con prodotti del territorio.

credits: Small…Cucina and More!

Primo tra i primi: i pici d’orzo (uno spaghettone di pasta fresca trafilato al bronzo con farina d’orzo), con granella di salsiccia luganega e crema di parmigiano ai 4 pepi.

Primo tra i secondi: la tagliata di calamari veraci con pomodorini e capperi.

Piatto tipico leccese: le polpette di carne affogate.

credits: Small…Cucina and More!

Una cucina passionale e colorita come la musica di Mario Biondi, colonna sonora apprezzata nelle serate allo Small, secondo lo chef Fragola. A fine serata capirete che, oltre alla location, ad essere small è anche il conto.

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La primavera de La Rondinella, da Scalea a New York

Una rondine non fa primavera, ma La Rondinella sì. La primavera dei sensi in questo ristorante di Scalea, dopo esserci stati a tavola a mangiare i Fusiddi col sugo di capra o i Raschiateddi al sugo di salsiccia e ricotta saliprisa o ancora gli Gnocculi alla santadomenicana, vi sentirete tutti più felici, proprio come gli scaleoti in questo video.

credits: concetta 2012

Ma pur avendo prodotti a km 0, La Rondinella viaggia lontano, tanto da essere arrivata anche sulle pagine del New York Times. Da queste parti, infatti, è facile vedere turisti Americani, li riconosci perché sono i primi in primavera a mettersi in spiaggia a piedi nudi sui ciottoli.

credits: Blancalala

Because I’m happy,
Clap along if you feel like a room without a roof…”

 

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Castellammare del Golfo, dallo street all’on-the-beach-food

È primavera, per tutti, tranne che per la Sicilia, dove è estate!
A Castellammare del Golfo le spiagge sono già un richiamo per gli amanti del sole. E siccome, oltre al sole, non si rinuncia alle prelibatezze del posto, la soluzione è fare il pieno di street-food da portare on the beach.

credits: Leandro Neumann Ciuffo

Lo sappiamo tutti ormai, la Sicilia è stata riconosciuta come la regione per eccellenza del cibo da strada e a Castellammare del Golfo diventa una scelta obbligata per chi non vuole rinunciare ad una giornata di pieno sole-mare-spiaggia.

credits: Gary Stevens

Quindi cosa fare? Andare prima da Sapori di Sicilia, in viale Umberto I, e riempirsi di polpette (al cavolfiore, alle melanzane, di ricotta, con patate e cipolle) arancini, cous cous di pesce, sfincione e pane cunzato con un kg di formaggio. Poi, con il vostro bel cestino da picnic, dovrete dirigervi verso una delle spiagge di Castellammare (la più bella pare sia quella della Riserva dello Zingaro) e lì rilassarvi sotto il sole. Semplice, no?

Mi raccomando a non far sciogliere, oltre alla vostra pelle, anche le cassatelle ripiene di ricotta e cioccolata, anche quelle cibo-da-strada da portare in spiaggia, razziate da Sapori di Sicilia.

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Birra o Vino? Un San Patrizio da gladiatori

Per festeggiare San Patrizio come un irlandese-in-Campania vuole, basta andare all’Abbazia Beer Shop di Santa Maria Capua Vetere. Più di 100 marche di birra provenienti da tutto il mondo e, per la serata, un fusto di birra irlandese a sorpresa (la Hooker Ale) e due birre fuori menù per questo giorno speciale. Per chi indossa qualcosa di verde, il 10% di sconto sul conto finale (15%, se ad essere in verde è l’intero tavolo).

credits: Abbazia Beer Shop

Se proprio la birra non fa per voi – San Patrizio se ne farà una ragione – potreste optare per una vineria come Casa Vetere, specializzata in zuppette e piatti caserecci, oltre che in vini (tantissime le etichette).

credits: Casa Vetere

Birra o Vino, ardua la scelta. Ma a vincere sarà il gladiatore che c’è in voi.
Per una serata come quella di San Patrizio, infatti, è richiesto un lungo allenamento, come quello a cui si sottoponevano coloro che frequentavano a Santa Maria Capua Vetere la scuola dei gladiatori. Tra questi, anche Spartaco, “l’uomo più folgorante della storia antica”, a detta di Karl Marx. Dopo la serata, un’ampia dose di solidarietà tra compagni di bevute, si sa, può fare la differenza e un giro nell’Anfiteatro Campano, il secondo più grande dopo il Colosseo, a prendere una lunga boccata d’aria tra amici, completerà il salto indietro nel passato nell’antica storia romana e vi sarà d’aiuto prima del rientro a casa. Ovviamente, chi beve, non guida!

credits: Wikimedia Commons

 

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Ciceri e Tria, Stasera A Casa tu Martinu

Chi è nato in provincia di Lecce, avrà provato, almeno una volta nella vita, a preparare i Ciceri e Tria, la pasta fritta e secca (tagliatelle o straccetti) con i ceci. Ahinoi, i risultati saranno stati 4 volte su 5 deludenti. Perché la maestrìa delle nonne nel prepararla richiede esperienza, tanta esperienza. Per fortuna ci sono le trattorie e le locande salentine a venire in soccorso.

credits: Pug Girl

Non vi deluderanno i ciceri e tria con pasta fresca, preparati A Casa tu Martino a Taviano (solo 10 km da Gallipoli), mangiati accanto al focalire acceso. La dimora risale al 1700 e l’atmosfera è quella di casa, il piatto è il simbolo della cucina tradizionale contadina: povero ma allo stesso tempo sostanzioso, in perfetto mood con lo stile del posto.

credits: A Casa tu Martino

E per chi non è della zona, disponibili camere e suite per fermarsi a dormire, quasi tutte affacciate su un giardino interno con alberi di arance e nespoli. Con l’offerta week end (€ 100 a persona) avrete 2 notti+colazione+aperitivo di benvenuto+cena+pranzo+a scelta: 1 visita guidata nel borgo antico di Gallipoli o visita alle cantine Castel di Salve di Depressa (Tricase), Tenute Palese di Taviano ed al frantoio Adamo di Alliste.

Quindi, stasera A Casa tu Martinu?

credits: A Casa tu Martino

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Martedì grasso col Carnevale e la Focaccia Montesi

Uno dei Carnevali più simpatici del sud Italia è quello di Montescaglioso, gioiello d’Italia, in provincia di Potenza. Fino a martedì grasso 4 marzo si può assistere alla sfilata di carri allegorici e alle maschere tradizionali per le vie della città.

credits: Wikimedia Commons

Tra queste:
-  il Carnevalone (un vecchio destinato a bruciare al rogo, secondo un rito che propizia al nuovo ciclo stagionale)
- il Carnevalicchio (il nuovo che avanza dopo il rogo)
- la Quaremma (moglie di Carnevalone che rappresenta il digiuno e la penitenza)
- U fus
- la Carriola
- U zembr (il caprone che rappresenta il diavolo)
- i campanacci
- U zit e la zita (ovvero i cortei nuziali con corteggiamento e sposalizio e infine le danze nuziali in cerchio)
- il frate, il medico, u mamon (personaggi che accompagnano Carnevalone al rogo)

credits: Focacceria del Corso

Un corteo nutrito, una vera e propria farsa teatrale, capace di coinvolgere i curiosi spettatori che non perderanno di far visita anche alla Focacceria del Corso per mangiare la pizza “voltata” con uvetta passa, pepe rosso, pepe nero e cipolla e altri tipi di focaccia, quella coi pomodori schiacciati ad esempio, o quella bianca con mortadella. Per un martedì grasso che si rispetti!

credits: Focacceria del Corso

Se cercate un posto dove dormire, The Times e The Guardian, consigliano L’Orto di Lucania, un agriturismo su una tenuta di 250 ettari, nell’agro di Montescaglioso, sulle colline materane. Si riposa tra colori intensi, notti stellate e la cucina è rigorosamente bio.

credits: L’Orto di Lucania

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Pitta ‘mpigliata, frassie e altri costumi dal 1700

A Carnevale ogni frassia vale. A San Giovanni in Fiore sono dei maestri con le burle in dialetto (frassie) a prendere di mira i personaggi politici e popolari del posto. Lo scopo far denuncia sociale senza rinunciare all’umorismo, perché a Carnevale tutto è concesso.

credits: Wikimedia Commons

Concesso anche, e non solo a Carnevale, in questo comune, capitale della Sila, portare U ritùartu, una sorta di costume tradizionale femminile. Si chiamano “pacchiane” (contadine) le donne che non rinunciano ancora a indossarlo: gonna lunga, corpetto arabescato dalle maniche corte e larghe e un buffo copricapo di lino che arriva alle spalle. I capelli sono intrecciati in due ciocche che scendono pendenti ai lati del viso.

credits: Wikimedia Commons

Ma le sorprese non finiscono qui. La tradizione secolare non è solo quella degli abiti femminili e delle frassie, anche in cucina a San Giovanni in Fiore mantengono la memoria. Risale al 1700 la pitta ‘mpigliata, dolce con miele,  cognac, frutta secca e mandorla, tipico del posto. Roselline in attesa del riconoscimento DOP. Le preparano le sangiovannesi a casa nel periodo di Pasqua o Natale, altrimenti si possono ordinare on line o in diverse pasticcerie in provincia di Crotone a Carnevale e tutto l’anno e non è uno scherzo.

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Il Blandanino di Castelmola, Inspirational Wine

Avete mai provato un vero vino alla mandorla? Certamente no, se non siete stati a Castelmola, borgo panoramico su Taormina, in provincia di Messina, dove dal 1919 all’Antico Caffè San Giorgio si prepara “Il Blandanino”, dal nome del suo creatore.

Don Vincenzo Blandano, proprietario del Bar, allora taverna, in segno di ospitalità, offriva l’originale bevanda a chi si arrampicava sul colle, fino a Castelmola.

credits: Antico Caffè San Giorgio

Il vino è un bianco di uve pregiate, aromatizzato con mandorle amare siciliane, erbe, Zibibbo, caramello ed essenze agli agrumi (dalla ricetta segreta). Seduti ad un tavolino del Caffè, Churchill, Rockfeller, Ford e tante altre personalità hanno ammirato da qui il panorama sullo Ionio, davanti ad un bicchiere di Blandanino.

credits: Antico Caffè San Giorgio

Il mix di vino e panorama, capace di alzare le temperature ed essere fonte di ispirazione, ha prodotto il suo effetto anche su D.H.Lawrence. Si dice, infatti, che lo scrittore inglese, in seguito ad una vacanza qui, insieme alla moglie, negli anni 20, abbia scritto “L’amante di Lady Chatterley”, basato proprio sulle vicende della moglie con un mulattiere di Castelmola, tale Peppino D’Allura, lungo le vie del Monte Venere. E chi ha letto il libro sa di che “vicende” si tratti.

credits: steelashan

Se questi sono gli effetti di Castelmola e del suo Blandanino, non mi farei sfuggire, a questo punto, una capatina all’Antico Caffè…

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Week end di San Valentino, il piacere è servito

Dopo i suggerimenti per un week end di San Valentino in Basilicata e in Puglia, è la volta della Campania. A due passi da Lauro, piccolo paesino al centro di una boscosa valle in provincia di Avellino, un antico monastero attende silente di ospitarvi, tra vigneti, giardini e pini centenari.

credits: Certosa di San Giacomo

Alla Certosa di San Giacomo, vi sentirete in profonda serenità col mondo, rigenerati e parte del magnifico quadretto che sembra esser venuto fuori dal pennello di un pittore. Qui, il vero pittore sarà però lo chef stellato, Peppe Guida, che delizierà anche gli occhi, oltre che i palati, con una sfilza di piatti, amorevolmente preparati.
Questo è il menù del 14 febbraio*:

-          Piccolo aperitivo in punta di dita
Teneri raviolini di pasta al vino bianco ripieni di verdurine fritte, serviti con bollicine)

-          La Seppia
Croccante seppia grigliata su zuppetta di zucca al sentore di cannella, verdurine disidratate con olio alla vaniglia

-          Riso acquerello con bocconcini di triglia e arancia, profumato allo zenzero candito

-          Pizzicotti e baci ripieni di bufala e gambero rosso, su epigrammi di calamari di rete, cristalli di basilico

-          La Cernia in crosta di polenta su tenera caponatina napoletana

-          Pralina di gelo allo yogurt su culis di fragoline alla menta croccante, sfoglia di burro e mandorle

-          In un sol cucchiaio
Le bollicine in un boccone, tenera charlotte di crema allo champagne, cioccolato bianco e lamponi al timo

Uno di fronte all’altra a lume di candela, in contemplazione e con una sfilza di piatti ad attendervi, preludio di ben altre gioie.
A San Valentino il piacere è servito…

*Per 1 notte in camera matrimoniale e la cena: €150,00 a coppia, iva e bevande incluse

(con il massaggio in camera al mattino: €200,00).

 

 


credits: Certosa di San Giacomo

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