Week end di relax, buona cucina e adrenalina in Basilicata

credits: Serena De Carlo

Appena tornata da un week end in Basilicata, in bilico tra la pace e la tranquillità di una location in mezzo alle Dolomiti Lucane e il brivido adrenalinico dell’esperienza del Volo dell’Angelo. La sistemazione per trovare la giusta concentrazione e raccogliere le energie per il lancio è stata la Grotta dell’Eremita, agriturismo a 5 km da Castelmezzano, dall’ottima cucina e dalle camere con vista sul paesaggio del Parco di Gallipoli Cognato: il dolce risveglio col cinguettìo la mattina è assicurato, insieme ad una colazione a base di latte appena munto, miele della casa e torta alla marmellata sfornata lì sul momento.

credits: Serena De Carlo

Messe insieme le giuste energie per affrontare la prova del week end, motivo che mi ha spinta a 250 km da casa, mi son fatta coraggio e col gruppo di amici – anche loro lì per lo stesso motivo – ci siamo diretti verso Castelmezzano, piccolo borgo medievale dallo sfondo spettacolare: le rocce dolomitiche qui prendono forme strane, dovute all’erosione del vento, e sono in armonia con le costruzioni, non a caso è definita città-natura. Come non fermarsi a prendere fiato e ammirare questo paesaggio.

credits: Serena De Carlo

Scopriamo che per arrivare alla stazione del lancio c’è un sentiero non molto lungo (circa 20 minuti), ma abbastanza impegnativo, da percorrere a piedi. Non ci scoraggiamo, zaino sulle spalle, bottiglietta d’acqua in mano, qualche puff pant per il tragitto e alla fine arriviamo già scarichi e rilassati all’obiettivo, mi vien quasi da pensare che non sia un caso.

credits: Serena De Carlo

Sono le 11,30 circa di un mattino di maggio, c’è il sole, un venticello piacevole e la fila non è tanta, è tutto a nostro favore. Optiamo per il volo a coppia (€ 72,00 a coppia con ritorno, € 40,00 per il volo da soli) perché siamo, sì coraggiosi, ma senza esagerare. Guardare gli altri buttarsi è una tortura, perciò decido di togliermi questo dente quanto prima. Dopo l’imbracatura, in coppia, ci posizionano per il lancio: neanche il tempo di rendercene conto e siamo giù in picchiata a 500 metri d’altezza, appesi ad un filo a circa 120 km/h.

credits: Serena De Carlo

Davanti a noi la visione di un paesaggio spettacolare che fa venire voglia di urlare: stiamo volando! Sentirsi come un falco per le vallate lucane, non capita tutti i giorni. Sembrano pochi secondi, in realtà passa più di un minuto e mezzo. Arrivati a Pietrapertosa, dall’altra parte della vallata, causa i km di strada a piedi e la scarica di adrenalina, abbiamo più fame che mai, chiediamo ai passanti e ci consigliano La Locanda di Pietra, ristorante con terrazzo sulle Dolomiti, dal ricco menù di primi piatti.

credits: Serena De Carlo

Ho l’imbarazzo della scelta e, dopo l’antipasto lucano a base di formaggi freschi, funghi, verdure grigliate e salami del posto, assaggio qua e là i primi ordinati dagli altri, oltre a divorare il mio: orecchiette mollica e noci, con mollica di pane raffermo, noci e peperoni cruschi,

credits: Serena De Carlo

pasta con pancetta, ricotta fresca di mucca, peperoni cruschi, cacioricotta stagionato e menta selvatica,

credits: Serena De Carlo

laganelle al tartufo nero con crema di tartufo nero e funghi porcini

credits: Serena De Carlo

e infine il mio, orecchiette della Locanda, con pancetta, funghi Cardoncelli, pomodoro ramato e crema di cicerchie

credits: Serena De Carlo

Ehm, forse ho esagerato un po’, ma per affrontare nuovamente il volo di ritorno, Pietrapertosa-Castelmezzano, bisognava ritrovare le forze e a pancia piena è stato pure più semplice scendere giù in picchiata alla massima velocità. Infatti il secondo volo mi è piaciuto di più. Da rifare.

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Piparelli calabresi, dalle briciole nasce il biscotto

Solitamente dai biscotti vengon fuori le briciole, nel caso dei Piparelli è il contrario: sono le briciole che fanno i biscotti. I pipareddhi di Stilo sono un dolce antico da forno, dal colore scuro, preparato con arancia, cannella e zucchero caramellato. Il profumo speziato e la croccantezza creano dipendenza, soprattutto a colazione, sono ottimi inzuppati nel latte o nel caffè.

photo courtesy of: http://www.arenabiscotti.com/

Venivano preparati dalle nonne per liberare i cassettoni dalle briciole e avanzi dei biscotti, impastati con mandorle tritate, miele e vino rosso, capaci di conservare la consistenza e la fragranza per settimane.


credits: Manuele Facciotti

Da provare quelli del ristorante/rosticceria “Da Mario” a Stilo, in Piazza San Rocco, ai piedi del Monte Consolino, la città che ha dato i natali al filosofo de “La città del sole”, Tommaso Campanella, che sembra dipinta nella roccia. Stilo è famosa in particolar modo per la Cattolica, uno dei più importanti monumenti calabresi, e per il Castello Normanno dal quale si apre una meravigliosa vista sul mare e sulle serre. Da non perdere in estate il Palio di Ribusa.


credits: Skara kommun

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Isola di Marettimo, vela, mare, mare, mare e zuppa d’aragosta


credits: via Flickr Creative Commons (Roberto)

Siete dei velisti appassionati e state programmando un tour in Sicilia? Una tappa potrebbe essere l’Isola di Marettimo nelle Egadi, dove si respira quasi brezza di oceano, praticamente a pochi km dall’Africa. E qui già ad aprile ci si butta in acqua, senza il rischio di raffreddori. Particolarità di quest’isola così selvaggia: le grotte disseminate sulla costa – tra cui la grotta del cammello – raggiungibili solo dal mare, i velisti si gongoleranno. Chi non possiede un’imbarcazione, può sempre optare per un giro in kayak che fa molto turista “seacruising adventure”.


credits: via Flickr Creative Commons (Benito Condemi de Felice)

Per placare la fame c’è una trattoria che va per la maggiore, non a caso chiamata Il Veliero, ma niente sito internet: se volete avere informazioni, le recensioni su Tripadvisor sono più che sufficienti per soddisfare la vostra curiosità. Il piatto della casa è la zuppa di aragosta speziata, assolutamente da prenotare, per non rischiare di rimanere a bocca asciutta. Se poi il crostaceo non vi fa impazzire, si può scegliere tra gli altri piatti a base di pesce, rigorosamente fresco.


credits: via Flickr Creative Commons (Robert Banh)

Non spaventatevi se in giro per l’isola non troverete traccia di umani, proprio come una weezeriana Island In The Sun, è molto più popolosa di animali: mufloni, conigli, falchi pellegrini e barbagianni, per entrare nel giusto mood dell’immagine del velista solitario e amante della natura.


credits: via Flickr Creative Commons (Roberto)

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PiccaPane, tanta salute. Primo Maggio Sostenibile in Biosteria

photo courtesy of: Piccapane

Il nome è già tutto un programma. Se andate all’Agriturimo Piccapane di Cutrofiano e a tavola chiedete un pezzettino di pane per accompagnare il primo piatto fisso, a base di verdurine fresche, non vi sarà dato. Non rimaneteci male, se proverete a chiedere il motivo vi diranno che il suo consumo, all’inizio del pasto, potrebbe rallentare la digestione.

credits: Serena De Carlo

Si fa sul serio qui, non a caso si parla di Biosteria dove la cucina è vegetariana e vegana, con prodotti assolutamente a km 0, provenienti direttamente dall’orto dell’azienda o da fattorie e imprese locali limitrofe e non è solo questione di gastronomia, quella di Piccapane è una filosofia che abbraccia ogni aspetto della vita: la sostenibilità applicata alle abitudini quotidiane, meno consumi, più sobrietà e solidarietà.

photo courtesy of: Piccapane

All’interno anche un ostello della gioventù, dove si può trovare alloggio e vitto a basso costo in cambio di lavoro sul campo, un’opportunità per imparare a coltivare e maneggiare la terra e sentirsi parte integrante di questa piccola comunità. Un nuovo modo di fare vacanza, se ad esempio, per questo ponte non avete ancora deciso cosa fare.

Per la vigilia del 1° maggio alle 20 è prevista la proiezione di due cortometraggi “Oro Verde” e “Pre Carità”, per ricordare il lavoro dei contadini e delle tabacchine 50 anni fa, con la musica dei cantori di Spongano, Menamenamò, che hanno svolto un’interessante lavoro di ricerca sui canti del tabacco. Ingresso libero e menù degustazione biostuzzicherie a € 10 (bevande escluse).

photo courtesy of: Piccapane

Altro evento da non perdere è il corso teorico/pratico di cucina stagionaleColto e Mangiato”, in previsione il 5 maggio sotto la guida di un nutrizionista/dietista/chef al prezzo di € 25 con cena finale.

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Cannazze al ragù di Calitri, elisir di giovinezza

credits: via Flickr Creative Commons (Vito Galgano)

L’Italia è sempre più un paese di pensionati, i giovani emigrano all’estero e quelli che rimangono vanno a vivere a Calitri, nell’Irpinia, secondo l’International Living, il quinto paese al mondo e il primo in Italia, dove gli ultra sessantenni, anche stranieri, vivono meglio e secondo Giuseppe Ungarettiun macigno morso dalla furia della sua nascita di fuoco“.

Un piatto di cannazze (ziti spezzati rigorosamente a mano) al ragù di pollo e pecorino grattugiato, capace di ringiovanire anche i più attempati, rappresenta l’identità di questo posto, presente in ogni banchetto della domenica e delle nozze – per trattenere i giovani in paese, si sono inventati il Festival dei Matrimoni, con mostra fotografica ed eventi musicali – un rito a cui non si può sfuggire.


credits: via Flickr Creative Commons (Ivo Spadone)

Le cannazze sono una pietanza che risale al 700, quando il primo pastificio di Calitri, iniziò a produrle e da allora non ha mai smesso. Alla Locanda dell’Arco, nel centro storico, in una vecchia cantina di un palazzo nobiliare, dentro una suggestiva grotta, si possono gustare, direttamente preparate dalle mani di Tania e servite in un’enorme insalatiera, come si faceva un tempo: il bis, per chi ha ancora posto, è garantito.

Per i più curiosi, gli altri paesi dove i pensionati vivono meglio sono: Cuenca (Ecuador), San José (Costa Rica), Koh Samui (Thailandia), Vienna (Austria). Saranno pure posti più interessanti, ma vi sfido a trovarvi qualcosa di altrettanto gustoso come le cannazze al ragù.

credits: via Flickr Creative Commons (Fabiana)

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Rosamarina, il caviale low cost di Diamante

scena del film L’abbuffata di Mimmo Calopresti (2007)

Chissà se nella scena finale de L’abbuffata, il film di Calopresti girato a Diamante, Gerard Depardieu addenta anche le pitticelle di rosamarina, frittelle a base di pesce azzurro (acciughe e sardine), con peperoncino. La rosamarina, anche detta sardella, per capirci, è considerata la versione low cost del caviale, ma il sapore non ha nulla da invidiare alle uova di storione. Se avete la fortuna di conoscere signore del posto in grado di prepararla a casa, come in questo video, assisterete a un evento raro, altrimenti la potrete acquistare on line qui al prezzo di € 7,40 (300 gr.), nella versione dolce o piccante.


Diamante è anche conosciuta come la città dei murales dagli anni 80 (un po’ come Furore in Campania), un’operazione che ha visto impegnati 83 artisti internazionali, per rivalutare le stradine e i muri del centro storico e ogni anno il numero aumenta. Ad oggi sono oltre 150. Un museo all’aperto che attrae migliaia di turisti, allettati anche dalle bellissime spiagge (8 km) e dal mare cristallino. Non c’è che dire, Diamante, un gioiello di posto.

credits: via Flickr Creative Commons (PhotoLab XL)

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Frascatula, la polenta del sud


credits: via Flickr Creative Commons (Philip Matarese)

Chi l’ha detto che la polenta è un piatto tipico del nord? A Viggianello (Basilicata) si prepara con farina di granoturco, una patata e strutto e la chiamano frascatula. Si cucina col sugo, cotechino, salsiccia o vino cotto.


credits: via Flickr Creative Commons (Lucio De Benedictis)

La località è a due passi dai boschi del Pollino, proprio lì dove si svolgono i matrimoni tra gli alberi, di cui avevo già scritto qualche post fa, in prossimità dei fiumi Mercure e Lao, corsi d’acqua dall’ecosistema puro – prova ne è l’esistenza della lontra e di altre specie protette, da queste parti – che attraggono gli appassionati di rafting e torrentismo, spesso accampati nelle tende sulle loro sponde.


credits: via Flickr Creative Commons (Ivo Spadone)

Se invece delle tende, preferite un bel letto comodo, vi suggerisco la Locanda San Francesco che organizza le ciaspolune, escursioni notturne sulla neve con ciaspole e lampade frontali.


photo courtesy of: Locanda San Francesco

Dopo la ciaspolata, la frascatula è il piatto ideale per riprendere le energie: sappiate che i polentoni sono anche al di sotto della linea gotica!

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Come Marilyn, prima Regina del Carciofo


credits: via Flickr Creative Commons (Meena Kadri)

Dopo la Pasqua, in Sicilia, cosa c’è da festeggiare? Un’idea potrebbe essere la Sagra del Carciofo a Ramacca, quest’anno dal 4 al 7 aprile con tanto di programma organizzato con degustazioni, animazioni, visite guidate e spettacoli musicali: se anche Pablo Neruda gli ha dedicato un’ode un motivo ci sarà. Ramacca è un piccolo comune in provincia di Catania, a pochi km da Caltagirone – altro luogo da visitare –  dal territorio molto fertile, ragion per cui vive perlopiù di agricoltura, con il carciofo tra le coltivazioni principali. Se vi piace il carciofo, quindi, non mancate. Potreste poi fare una capatina, in ordine:

-          alla Chiesa Madre del 1700 con torre campanaria e orologio annesso

-          al Parco Archeologico, sulla montagna, dove si trovano i resti di un villaggio preistorico

-          al Lago artificiale di Ogliastro perché il paesaggio merita

-          al Museo Civico

-          alla Torre di Albospino

-          al Monumento ai Caduti Scozzesi

Un po’ di roba c’è per un tour anche improvvisato. E se poi le date non sono quelle della sagra, pazienza. C’è il Ristorante Paradiso della Zagara che vi farà provare il “cacocciulo” in tutte le sue varianti nello Speciale Menù Carciofo: alla giudea, marinati, trifolati, gratinati, a frittata, persino nel dolce con la crostata di carciofi o il cannolo con la crema di carciofi. Ovviamente l’amaro è il Cynar!
Per un giorno il titolo di Regina del Carciofo – il primo fu dato a Marilyn Monroe nel 1949 –  sarà vostro.


credits: via Flickr Creative Commons (amaianos)

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Il Benedetto, l’entrée della Pasqua pugliese


credits: via Flickr Creative Commons (Fabiana)

Come si da inizio al pranzo pasquale nel barese? Con un piatto dell’antica tradizione dal valore simbolico e apotropaico: il Benedetto. Composto da arance, uova sode, fette di soppressata, ricotta, insalata riccia, olive e tarallini, aiuterebbe ad allontanare le influenze negative oltre che a rallegrare la tavola per i suoi colori e profumi. A Toritto, le nonnine, e non solo, ci tengono particolarmente a questa usanza: non si da il via al pranzo di Pasqua senza prima aver servito il Benedetto su un piatto da dessert e con la benedizione dell’ulivo e dell’acqua Santa.

credits: via Flickr Creative Commons (Stefano Bussolon)

La Settimana Santa è sentita un po’ in tutta la Puglia allo stesso modo: in particolare, il Giovedì Santo si visitano i “Sepolcri” (almeno tre, sempre comunque in numero dispari), altari addobbati con lumini ad olio e piatti con piante di grano. A Toritto nella Chiesa Madre si svolge anche la “Coena Domini”: dodici uomini, raffiguranti gli apostoli, indossano camici bianchi per il lavaggio dei piedi e dopo la cerimonia a ciascuno di essi è offerto un pane a forma di tarallo. Da non perdere, sempre a Toritto – famosa molto più per le sue mandorle – la processione dei Misteri il Venerdì Santo, preceduta dal suono delle raganelle, ruote dentate che, girando intorno ad un manico, producono un suono simile al gracidare delle rane.

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Fiordilatte di Agerola, anche i sogni si possono mangiare

Facile in Campania mangiare un’appetitosa bufala, ma il fiordilatte, quello buono, si gusta ad Agerola, piccolo paesino in provincia di Napoli, a due passi da Furore, posizionato sui Monti Lattari, tanto per rimanere in tema.


credits: via Flickr Creative Commons (Tim Fields)

Il latte proviene dalle mucche agerolesi, ahinoi, in via di estinzione (circa 500 capi) capaci di pascolare in luoghi impervi e boscosi a picco sul mare, con scarso foraggio, ma dalla resa qualitativamente superiore: che la bontà del loro latte sia dovuta all’appagamento per la magnifica vista dai monti sulla costiera amalfitana?

credits: via Flickr Creative Commons (nociveglia)

Non lo sapremo mai, ma potremo conoscere da vicino il fiordilatte al Ristorante da Giannino, come piatto unico o come ingrediente principe, direi ripieno, di un “rotolo” di  lasagna, affettata e servita  con ragù. Da leccarsi i baffi. C’è anche chi la mette sulla pizza e sulle focacce al posto della solita mozzarella (vedi foto), risultando più digeribili perché il fiordilatte è più magro.


credits: via Flickr Creative Commons (Diego Cosenza)

Una volta era definito il “sogno bianco”, trasportato in ceste di vimini, sul dorso di muli e cavalli che viaggiavano per i monti fino a raggiungere le case dei napoletani che ne facevano festa. A tutt’oggi la festa si continua a fare, concentrata nei primi giorni di agosto con Fiordilatte Fiordifesta. A quanto pare, a questa sagra, anche i sogni si possono mangiare.

credits: via Flickr Creative Commons (Porfirio)

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